IL MESTIERE DEL CRITICO
Conversazione con Pier Vincenzo Mengaldo con la partecipazione di Roberto Galaverni
In italienischer Sprache!

Datum: 03/10/2016

Uhrzeit: 20:00 h

Ort: Das Attico

Foto: Helge Renner

Negli ultimi decenni l’opera critica di Pier Vincenzo Mengaldo si è imposta in Italia forse come nessun’altra per autorevolezza, competenza, credibilità. Le sue edizioni commentate, le analisi testuali, gli interventi di natura più militante rappresentano un riferimento d’importanza fondamentale, non solo per quanto riguarda l’ambito comunque elettivo della letteratura italiana, ma anche, ad esempio, la poesia e il romanzo europei o il linguaggio della critica d’arte. Di volta in volta, ha saputo accordare la puntualità filologica, le conoscenze specifiche dello storico della lingua, la sensibilità per la grana stilistica di un autore, alla consapevolezza dell’integrale responsabilità etico-politica del gesto critico verso il tempo presente. I suoi lavori su Dante, Boiardo, Nievo, Leopardi, Pascoli, Levi, Calvino e sulla poesia italiana del Novecento, costituiscono delle autentiche pietre miliari negli studi d’italianistica. In dialogo con Roberto Galaverni, Mengaldo parlerà del mestiere del critico, nonché dei suoi studi, libri, passioni e maestri.

Pier Vincenzo Mengaldo (Milano 1936) è uno dei più riconosciuti e apprezzati critici letterari italiani. Ha insegnato Storia della lingua italiana all’Università di Padova, dove tutt’ora risiede. Dal punto di vista storico-linguistico, filologico e critico, ha lavorato in particolare sul Medioevo, il Quattrocento, l’Ottocento e il Novecento italiani. Ha curato edizioni delle Opere volgari di Boiardo (Laterza 1962), del De vulgari eloquentia di Dante (Antenore 1968) e dei Sonetti di Rustico Filippi (Einaudi 1971). A Boiardo e a Dante ha dedicato anche due studi monografici: La lingua del Boiardo lirico (Olschki 1963) e Linguistica e retorica di Dante (Nistri-Lischi 1978). Ha pubblicato inoltre Gli incanti della vita. Studi sui poeti italiani del Settecento (Esedra 2003), due volumi su Nievo, L’epistolario del Nievo: un’analisi linguistica (Il Mulino 1987) e Studi su Ippolito Nievo. Lingua e narrazione (Esedra 2011), una raccolta di Studi su Salvatore Di Giacomo (Liguori 2003), un’Antologia leopardiana (Carocci 2011, in due volumi) e un’Antologia pascoliana (Carocci 2014). È autore anche di due monografie leopardiane, Sonavan le quiete stanze. Sullo stile dei “Canti” di Leopardi (Il Mulino 2006) e Leopardi antiromantico e altri saggi sui “Canti” (Il Mulino 2012), e di una raccolta di Saggi pascoliani (Patron 2015). Per quanto riguarda il Novecento ha curato la fondamentale antologia Poeti italiani del Novecento (Mondadori 1978) e ha pubblicato numerosi studi: le quattro raccolte saggistiche La tradizione del Novecento (rispettivamente Feltrinelli 1975; Vallecchi 1987, nuova edizione Einaudi 2003; Einaudi 1991; Bollati Boringhieri 2000), Storia della lingua italiana. Il Novecento (Il Mulino 1994), Profili di critici del Novecento (Bollati Boringhieri 1998) e la raccolta di scritti Per Vittorio Sereni (Aragno 2013). Da ricordare anche i due volumi di analisi testuali Attraverso la poesia italiana e Attraverso la prosa italiana (Carocci 2008). Ai lavori d’italianistica vanno poi aggiunti studi e interventi di natura diversa, tra cui Giudizi di valore (Einaudi 1999), Prima lezione di stilistica (Laterza 2001), Tra due linguaggi. Arti figurative e critica (Bollati Boringhieri 2005), La vendetta è il racconto. Testimonianze e riflessioni sulla Shoah (Bollati Boringhieri 2007), In terra di Francia. Balzac e altri (ETS 2010), Due ricognizioni in zona di confine (MUP 2015). Nel 1995 ha pubblicato una propria Antologia personale (Bollati Boringhieri).

«Dirò quel che dirò pur sapendo bene che il rifluire del passato nel presente può avvenire, ed essere fulminante, solo in modo puntiforme, non continuativo; le linee che tracciamo a congiungere quei punti privilegiati spesso sono arbitrarie. “Ma che sa il cuore? Appena un poco di quello che è già accaduto” (Manzoni)»

(da Giudizi di valore, Einaudi, 1999)

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Wie kaum ein anderes hat sich das Werk des Literaturkritikers Pier Vincenzo Mengaldo (Mailand, 1936) aufgrund seiner inhaltlichen Maßgeblichkeit, Sicherheit des Urteils und individuellen Glaubwürdigkeit in den letzten Jahrzehnten in Italien Gehör verschafft. Die von Mengaldo verantworteten kommentierten Werkausgaben, Textanalysen und militanten Betrachtungen gegenwärtigen literarischen Geschehens stellen einen unverzichtbaren Bezugspunkt für mehrere Generationen von Leserinnen, Kritikerinnen und Autorinnen dar. Das gilt keineswegs nur für den italienischen Sprachraum. Auch in Hinblick auf den europäischen Roman oder die Kunstkritik hat Mengaldo kritische Maßstäbe gesetzt. Mal für Mal gelang es ihm dabei, die Genauigkeit des Philologen, das spezifische Wissen des Sprach-Kundigen und die Sensibilität für die Stilschattierungen eines Autors in Einklang zu bringen, ohne das Bewußtsein für die, jeder kritischen Geste zugrundeliegende, ethisch-politische Verantwortung aus den Augen zu verlieren. Pier Vincenzo Mengaldos Arbeiten über Dante, Matte Maria Boiardo, Ippolito Nievo, Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli, Primo Levi, Italo Calvino sowie die italienische Dichtung des 20. Jahrhunderts sind aus der zeitgenössischen Italianistik nicht mehr wegzudenken. Im Gespräch mit Roberto Galaverni wird Mengaldo über Beruf und Berufung des Kritikers, seinen persönlichen Werdegang, seine Passionen, Bücher und Lehrmeister Auskunft geben.

«Ich werde sagen, was ich sagen muß, obwohl ich gut weiß, daß die Vergangenheit nur dann in die Gegenwart zurückfließen, uns schlagartig einholen kann, wenn dies punktuell, nicht kontinuierlich erfolgt. Die Linien, die wir ziehen, um jene hervorstechenden Punkte miteinander zu verbinden, sind oft willkürlich. „Was aber weiß das Herz? Nur einen Bruchteil dessen, was geschehen ist.“ (Manzoni)»

(aus: Giudizi di valore, Einaudi, 1999)